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A te. A me.

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Dove ti sei nascosta? Dove sei finita?Alla ricerca continua di te, di quella parte di te che hai sempre tenuto nascosta, perché credevi fosse troppo, perché temevi di non meritare quei sorrisi, quel senso di leggerezza, che ti faceva respirare. Respirare.Dove ti sei nascosta? Esci, te ne prego, mostrati. Non c'è motivo di aver paura. Perdonati. Sii te stessa, con tutta la tua voglia di essere quella che non sei stata mai. Ti senti stretta, persino nei vestiti che indossi, ti sembra di indossare una maschera e il trucco che ti metti non cambierà le cose, non nasconderà il tuo volto malinconico, quel velo di sconforto che ti accompagna di tanto in tanto.Ti infastidisci, di te stessa, della tua risata. Ti dai fastidio da sola, non hai bisogno di qualcuno che lo faccia per te. Ti senti persa, non perché tu non sappia quale strada percorrere, ma perché hai troppa paura di prenderla quella strada.Hai sempre preferito la sicurezza all'ignoto, a quel salto nel vuoto. Ai sogni. Qualcu…

Siamo abituati ad essere speciali ed ora siamo uguali a tutti gli altri.

Cerca un luogo, che ti faccia sentire al sicuro, abitalo e ritorna ogni volta che il cuore sarà affaticato.Ci dicono che dobbiamo cavarcela da soli, che dobbiamo essere noi la nostra sicurezza, il nostro conforto, perché solo una volta raggiunto il nostro io, la pace saremo in grado di scegliere con giudizio. Sapete quante volte penso che le cose che faccio siano giuste, solo perché sarebbero giuste per me? una quantità di volte che ormai non conto neanche più. Sbaglio. Sbagliamo, pensando di fare del bene e invece quel bene ognuno lo deve trovare in se stesso, nelle sue sole forze. Che fatica. Ci hanno sempre detto che insieme si va più lontano, che in 2 il peso delle fatiche si porta meglio, ma nessuno ci ha detto che ognuno di noi è diverso, che quello che serve a me per stare bene, probabilmente non è lo stesso che serve all'altro. Viviamo di esempi, di credenze, di cose sentite dire, ma del vissuto, nessuno ci parla veramente di quello che ha vissuto e di "sentito dire&…

Siamo quello che abbiamo...

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Credo nel rumore di chi sa tacere, nelle parole di chi parla e non si sa ascoltare.
Credo che ridere sia il modo migliore per scacciare via i brutti pensieri.
Credo nell'amicizia, quella sincera e incondizionata forma d'amore che non si può esprimere a parole.
Credo che i baci la dicano più lunga di ogni altra cosa, l'ho sempre creduto.
Credo nella paura, quella infida che ti blocca davanti alla cosa che dici di amare più di qualsiasi altra al mondo.
Credo che un grande dolore possa darti la forza di andare avanti, ma che certe cose non andrebbero mai affrontate da soli, ma in due.
Credo nella possibilità di cambiare, ma solo se c'è forza di volontà e se lo si fa in principio per se stessi.
Credo che dovremmo incominciare da noi, se non lo abbiamo ancora fatto.
Credo che una persona felice sia una delle cose più belle da vedere.
Credo che a volte pensare troppo non porti a nulla di buono, ma credo anche che contare fino a 10 possa essere un buon compromesso.
Credo nel…

L'altra metà di noi.

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Non esisterà mai il silenzio senza il rumore, l'incanto senza il disincanto.
Andiamo cercando la perfezione, l'equilibrio, quello che ti fa stare immobile, senza appiglio e sotto solo il vuoto. Si cade in quel vuoto e si ricade e un'altra volta ancora.

L'amore è il nome che diamo al desiderio di essere uno, diceva Platone. Gli antichi greci credevano che gli umani avessero quattro braccia, quattro gambe, una testa e due volti. A volte credo che sarebbe meglio avere quattro braccia e quattro gambe che non due volti, due facciate della stessa faccia e non conoscerne a fondo nessuna delle due. Ma torniamo a noi, gli Dei per paura che l'uomo fosse troppo felice e smettesse così di adorarli decisero di dividere l'uomo in 2 parti, condannandoci, secondo loro a vivere nell'infelicità e soprattutto in cerca di quella parte che ci era stata strappata. Si dice che quando due metà si ritrovano, non esista gioia più grande.

Vorrei ringraziare gli Dei per aver creato a…

A pugni

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Faccio a pugni con la me diversa, quella nascosta, quella che batte i pugni come un'ossessa. L'ho nascosta laggiù in fondo all'anima, mi stava stretta, mi interrogava. Non ascolti le cose che non vuoi capire, hai orecchie solo per quel che vuoi sentire. Poi la cerchi, laggiù, dove l'hai lasciata, non ti fa pena, ma è spaventata.  Le hai tappato la bocca perché ti faceva star male, ma in verità ti voleva solo salvare. Hai fatto come credevi tu, ma gira che rigira, si torna sempre lì, nel più profondo, proprio laggiù. Quel laggiù che non è lontano, ad occhio e croce un metro e una spanna di mano.  Ti sei seduta, hai respirato e l'hai fatta entrare. Non è cresciuta, è rimasta la stessa, ma finalmente l'hai fatta respirare. Hai respirato anche tu, una liberazione, eravate prigioniere della stessa prigione.


Un'altra me

Ho avuto la fortuna di ritrovarmi con due papà. Il primo mi ha dato la vita, è stato spettatore delle mie prime volte, i primi versetti, le prime pappe, dentini, i primi passi. Mi ha insegnato ad amare, ad essere generosa, rispettosa, sensibile, giusta, mi ha accompagnata per 15 anni, per poi lasciarmi. La vita però con me è stata generosa, perché poco dopo ho avuto la fortuna di trovare quello che ho sempre definito in cuor mio il mio secondo papà. Lui è stato un continuo di ciò che avevo perso. Totalmente diverso, nei modi di fare, ma dal cuore grande, dalla risata contagiosa, un'anima serena fatta di positività. Un uomo che credeva nei sogni, che metteva l'amore e la passione in ogni singola cosa che faceva. Lui non ha mai saputo quanto fosse importante per me e non saprà mai di essere stato per me come un papà, ma non ha importanza, perché quello che conta era l'affetto, la contentezza del vedersi e ritrovarsi. Ed io ho avuto la fortuna di avere due famiglie su cui co…

Una festa in testa

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Ho fatto un sogno, uno di quelli che non si dimenticano. Mi trovavo seduta in mezzo ad una stanza, occhi chiusi, gambe incrociate. Qualcuno ad un certo punto mi infilò una sorta di scatola sulla testa e mi ritrovai avvolta nel buio più profondo. Una voce a me familiare iniziò a contare... 1, 2, 3 e fu in quel preciso istante che i miei occhi si aprirono, fui invasa da un suono di trombetta e da una voce che cantava "Tanti auguri", mi guardai intorno, "sorpresa", 1000 lucine colorate, 36 candeline da soffiare. Buon compleanno Marti. Rimasi senza parole, lì per lì poteva sembrare che la sorpresa non mi fosse piaciuta, ma in verità non c'erano parole giuste per esprimere quello che stavo sentendo in quel momento, se non che avrei voluto che il mio sogno continuasse, senza dovermi svegliare, perché quando succedono queste cose, quando il sogno sembra talmente reale da sembrare di viverlo realmente, bè ti rendi conto di quanto tu sia fortunata. Una festa in testa,…